lunedì 9 novembre 2009

SODIUM LAURETH SULFATE

Ormai il mondo si divide in due grandi categorie.
Il sapone liquido o la classica saponetta?
Per i nostalgici de Cabine armadio e sinusoidi, aggiornamenti dalla mia testa.


Poi si chiudono le canottiere e i prendisole in quelle scatole di cartone che ormai non hanno da tempo una forma definita. Perché devono sopportare il peso e la fatica di sostenere gli inverni e spingere le estati. Che è così per tutti. Sostenere le cose, le nuvole, le maschere. Può essere facile, ma alla lunga lascia i segni. Che magari con tutti questi abiti si perde il proprio. E il re è nudo. La gente passa butta l'occhio e magari sorride, ma non c'è molto di cui ridere. Coloro che non si voltano, valli a capire. Vai a fargli capire qualcosa.
Che sembra che le cose vadano meglio, che si possa tirare su un po' la schiena e guardare tutti un po' più dritti negli occhi. Potenziare gli addominali per guardare tutti un po' più dritti negli occhi, per aiutare la postura. Che le cose si curano a settori lo abbiamo capito. Ma forse sto peggio di voi, che vivo in un grande fratello dove conosco già tutti, ma nessuno è il sosia di nessun altro. I sosia e i finti timidi e le tute da snowboard con le paillettes teneteveli pure voi.
Si aveva paura di settembre. Qui ormai i mesi si sono accartocciati come le foglie che crocchiano sotto i tacchi e si perdono sotto i ciottoli e nei giardini chiusi. Ci ricorderemo dei nostri schemi, di come sono andate le cose, di come andranno le cose. Gli occhi bassi, salire le scale, di quando ogni parola era un tesoro. Delle attese e di dove sei. Lo ricorderemo come quando adesso guardo certe foto schiacciate dentro una scatola di latta, come adesso quando trovo facce che quasi quasi avevo dimenticato. Quelle che dietro agli occhi e ai sorrisi non c'era niente. Solo gli occhi e i sorrisi. O forse sembra sempre così, che si stava meglio quando si stava peggio. Luoghi comuni da ascensore.
Ma le cose scivolano e scorrono e ho trovato cinque euro in un jeans di quelli del cambio di stagione e sono piccole felicità. Che sembrano quelle di quando butti l'occhio sotto l'albero e hai otto anni ed è quasi natale. É che ora quei cinque euro verranno probabilmente impegnati in due birre doppio malto. E tanti saluti. E le parole restano e se non ce le diciamo me le ripeto da me. E piango se leggo i vostri messaggi di chissà quanto tempo fa o forse anche di ieri in una notte in cui son più sveglia che alle due del pomeriggio. Così. Perché ogni parola è bella. Perché dietro ci sono io e ci siete voi e le vostre facce e le cose che abbiamo fatto e i nostri codici.
L'odore di melanzane fritte e chi fa il rotolofassetta, per capirci.
Perché questo è forse il migliore dei mondi, il migliore dei modi possibili. Anche se i sogni vanno da tutta un'altra parte. Ma riprendiamoceli, i sogni, e facciamoli andare dove vogliamo noi. Che tu sei una locomotiva e allora portami da qualche parte.
E poi forse le cose si diluiscono, che è così. Le emozioni e i brividi e la forza si perderanno perché ci saranno più giorni, ci saranno più ore, ci saranno più emozioni e più brividi e più forza. E tutto si diluirà come sapone. E ci guarderemo e ci cercheremo le mani, e le mani magari scivoleranno. Che qui se si scivola si cade, si cade di muso, si cade giù dal precipizio. Perché è così, è vivere sul ciglio del burrone. É tenersi la mano e io lo so che c'è. Ma sono sempre i miei di occhi che guardano di sotto. Io ti tengo e puoi guardarci pure tu. Che è bella sai quella nebbiolina che c'è sotto. È bello sai avere il cuore in gola. É bello sentirla, quell'aria appuntita. Alla faccia dei malanni di stagione.
E se tutto si diluirà come sapone, sapremo tenere la presa?

lunedì 2 novembre 2009

DOTI FAMILIARI

In fin dei conti siamo una famiglia piena di saggezza. Dopo aver citato più volte la nonna, che assomiglia ad Abraham Simpson per il suo imprecare sterile e multidirezionale, citerò mio fratello. Eh, mi sono resa conto che molte massime della mia vita quotidiana familiare si possono riflettere in tutto ciò che adesso vedo accadere, come ho già annotato in un vecchio post di questo blog.

Mio fratello, al secolo Michele, da bambino era un vero discolo. Non che ora la cosa sia di molto cambiata, ma di questo ora non è il caso parlare.
Dunque, si diceva, era un discolo. Spesso e volentieri per questo motivo mio padre e mia madre cercavano di fargli capire che no, così non poteva andare avanti, che non poteva far casino in classe, che i compiti dell'estate doveva farli lui e non la sua compagna di banco, seppur secchiona e remissiva. Senza contare che no, non si risponde male ai genitori, non si spende la paghetta solo in manga, soprattutto se quella paghetta raddoppia perché la aggiungi a quella che stava nel portabiscotti reso portagioielli della sorella. Non si fa. Che poi la sorella sarei io, ma anche questa è un'altra storia.
Mio fratello, a questo punto, placido nell'inforchettare la dorata cotoletta, ascoltava impassibile. Non cercava di obiettare, di giustificarsi, di dire che non l'avrebbe fatto mai più, e che magari anche i suoi amici sono anche loro un pò dei figli di buona donna. In senso buono, s'intende. Che si sa, il mal comune mezzo gaudio aiuta e ha aiutato stuoli di giovani e imberbi cazzari.
Ecco sì, rimaneva impassibile. Poi col tempo ha sviluppato, il fratello discolo intendo, al posto di una maggiore disciplina, una straordinaria dote del non ascolto. Cose mirabolanti, gente. Essere a tavola e chiudere i padiglioni auricolari. Cose da farci ricerche. Ma anche questa rimane un'altra storia.
Quindi rimaneva impassibile. Poi, finita la pappardella estenuata ed estenuante dei disperati genitori, rimaneva un istante di silenzio. Quel silenzio doveva coprirlo lui, il fratello discolo, con un qualsiasi tentativo di discolpa. Uno di quelli di cui sopra, per esempio.
Rimaneva impassibile e poi dopo questo silenzio, coperto di occhi e di sguardi, il fratello discolo alzava lo sguardo, posava la forchetta perché la dorata cotoletta era finita, e si guardava intorno. Ecco. La discolpa. Arriva. Il figliol prodigo. Siamo pronti a predonarti, dicci, dicci, che non lo farai più e noi ti crederemo anche se sappiamo che è una paraculata pazzesca.

E ti ti fumi.

Lapidario.
Chiusa così la discussione. Ovvio che mio padre fuma un pacchetto di Marlboro rosse al dì. Posologie mediche.
Grandioso a suo modo.
Ed è così che oggi si giustifica tutto. Dalla politica alla società. Dal transatlantico al ballatoio di casa. La logica ha perso la sua funzione. Non vi tiro fuori nemmeno degli esempi. Ho deciso che questo post è come una favola di Esopo. La morale la si tira fuori da sé. Ci si faccia caso, un talk show, una tribuna politica, un telegiornale, per strada. Funziona sempre.
Grandioso.