"Forza Italia è una monarchia ottemperata dal più grande quadro di libertà anarchica."
Giulio Tremonti
mercoledì 26 novembre 2008
venerdì 21 novembre 2008
3 friti e un libro #2
Questo è il secondo libro proposto nella rubrica 3 friti e un libro.
FRED VARGAS, CHI E' MORTO ALZI LA MANO.
Traduzione Maurizia Balmelli. Einaudi Stile libero Noir, 2002.
"L'indagine dei parossismi costringe a confrontarsi con l'essenziale, solitamente nascosto".
FRED VARGAS, CHI E' MORTO ALZI LA MANO.
Traduzione Maurizia Balmelli. Einaudi Stile libero Noir, 2002.
"L'indagine dei parossismi costringe a confrontarsi con l'essenziale, solitamente nascosto".
Chi è morto alzi la mano è il secondo romanzo di Fred Vargas, archeologa e medievalista francese. Qui compaiono per la prima volta i personaggi che saranno poi protagonisti anche del secondo libro della Vargas, Io sono il tenebroso (2003).
Tre ricercatori universitari per tre diversi periodi storici, Marc medievalista, Mathias preistorico e Lucien esperto della Grande Guerra, si ritrovano a condividere lo stesso dissestato tetto assieme al patrigno di Marc, un ex-commissario cacciato dall'arma per corruzione. Il gruppetto scatena da subito la curiosità del vicinato. Sophia, soprano di origini greche e Juliette, ostessa de "La Botte", li accolgono da subito nella loro quotidianità e nel loro mondo fatto di cene gourmand e suonate di pianoforte. Sembra trascorrere tutto serenamente, se non fosse per le difficoltà economiche in cui versano i protagonisti (sembra che la vita da ricercatore non sia mai troppo fortunata, nemmeno in Francia), quando, i tre evangelisti, così li chiama il commissario per i loro nomi apostolici, si trovano di fronte a un giallo che si infittisce sempre di più: una notte compare misteriosamente un arbusto di faggio nel giardino di Sophia e poco dopo lei stessa scompare. Le ricerche della polizia iniziano nella più totale incertezza mentre gli evangelisti e il commissario iniziano a condurre parallelamente le proprie ricerche e indagini, mostrando la scaltra intelligenza di questi storici squattrinati.
Una giallo coinvolgente, che costringe a proseguire notti intere con i classici "stecchetti su i oci" per arrivare alla soluzione del caso. Anche per chi non ama il noir, Chi è morto alzi la mano è un romanzo valido, che mette assieme la suspence tipica del genere a scene comiche, a descrizioni caricaturali dei personaggi tanto da renderli familiari come quelli di una sit-com televisiva. Per questo la Vargas probabilmente ha scelto di riproporli anche nel suo secondo libro, perchè il lettore si affeziona a loro come ci si poteva affezionare ai cari e vecchi Robinson.

Tre ricercatori universitari per tre diversi periodi storici, Marc medievalista, Mathias preistorico e Lucien esperto della Grande Guerra, si ritrovano a condividere lo stesso dissestato tetto assieme al patrigno di Marc, un ex-commissario cacciato dall'arma per corruzione. Il gruppetto scatena da subito la curiosità del vicinato. Sophia, soprano di origini greche e Juliette, ostessa de "La Botte", li accolgono da subito nella loro quotidianità e nel loro mondo fatto di cene gourmand e suonate di pianoforte. Sembra trascorrere tutto serenamente, se non fosse per le difficoltà economiche in cui versano i protagonisti (sembra che la vita da ricercatore non sia mai troppo fortunata, nemmeno in Francia), quando, i tre evangelisti, così li chiama il commissario per i loro nomi apostolici, si trovano di fronte a un giallo che si infittisce sempre di più: una notte compare misteriosamente un arbusto di faggio nel giardino di Sophia e poco dopo lei stessa scompare. Le ricerche della polizia iniziano nella più totale incertezza mentre gli evangelisti e il commissario iniziano a condurre parallelamente le proprie ricerche e indagini, mostrando la scaltra intelligenza di questi storici squattrinati.
Una giallo coinvolgente, che costringe a proseguire notti intere con i classici "stecchetti su i oci" per arrivare alla soluzione del caso. Anche per chi non ama il noir, Chi è morto alzi la mano è un romanzo valido, che mette assieme la suspence tipica del genere a scene comiche, a descrizioni caricaturali dei personaggi tanto da renderli familiari come quelli di una sit-com televisiva. Per questo la Vargas probabilmente ha scelto di riproporli anche nel suo secondo libro, perchè il lettore si affeziona a loro come ci si poteva affezionare ai cari e vecchi Robinson.
venerdì 14 novembre 2008
3 Friti e un Libro #1
Ormai da due settimane faccio parte con la rubrica 3 friti e un libro del fichissimo programma Frito Rebelde in onda tutti i mercoledì sera su Radio Sherwood dalle 21.30 alle 23.
A proposito, grazie a Davide a Pipì e a Rocco!
In ogni appuntamento suggerirò un libro che mi è piaciuto, interessato, incuriosito. Senza pretese, si intende. Ma si sa, molto spesso capita di aggirarsi furtivi da Feltrinelli e non sapere che cosa prendere anche se si ha veramente voglia di leggere un bel libro.
Ecco, qui vi riassumerò ogni settimana la rubrica... per tutti quelli che se la sono persa.
AMELIE NOTHOMB, ACIDO SOLFORICO.
Traduzione Monica Capuani. Guanda, 2008
"E' così l'eroismo, è per niente."
Amelie Nothomb, classe '67, è nata a Kobe in Giappone. Di nazionalità belga,ha seguito suo padre diplomatico in tutti i suoi spostamenti: Giappone, Stati Uniti, Cina,
Bangladesh, accumulando esperienze che l'hanno resa una dei personaggi letterari più interessanti della scena europea degli ultimi dieci anni. Con il suo sguardo disincantato, ben presente in tutta la sua florida bibliografia (scrive per sua scelta un libro all'anno) in Acido Solforico affronta un tema di stretta attualità, il reality show.
Il reality che è intitolato Concentramento, suggerisce già dove la Nothomb vuole andare a parare. Rastrellamenti improvvisi per le strade di Parigi deportano persone di tutti i tipi in quella che è una fedele riproduzione di un lager nazista. Spogliati di tutti i propri averi, i nuovi "concorrenti" verranno chiamati soltanto con un numero tatutato sul loro braccio.
Chi risalta subito alle telecamere onnipresenti è Pannonique, una ragazza elegante e combattiva che non si arrende alle regole, anzi, utilizza il proprio ascendente su una degli improvvisati Kapò, Zdena, per cercare di scappare con i suoi compagni. Nel frattempo, fuori da Concentramento, giornalisti, opinionisti, non perdono occasione di scagliarsi contro il programma che raggiunge il picco del 100% di share proprio quando gli spettatori, attraverso il televoto, possono decidere chi eliminare- fisicamente- dei concorrenti .
Ciò che stupisce in questo romanzo è l'apparente non-sorpresa e non-scandalizzazione del lettore, ormai inserito in uno schema televisivo che sfocia sempre di più nell'assurdo. La Nothomb evita di descrivere le scene strazianti come le eliminazioni, le lascia sullo sfondo, non sviluppa le vite precedenti dei concorrenti, ma registra soltanto quello che accade dentro il lager. Questa scarna narrazione aiuta il lettore a entrare in questa realtà, quasi a digerirla, ed è qui che emerge tutta la cinica critica dell'autrice. Noi, come gli spettatori del reality, passivamente vedono l'assurdo diventare reale, senza scomodarsi più di tanto dalla poltrona. La Nothomb in questo libro da all'uomo tutte le armi per essere artefice del proprio e del dolore altrui. Gli opinionisti, gli spettatori, i kapò, ma anche gli stessi concorrenti non perdono occasione per dimostrare il loro cinismo e la loro pochezza morale.
Un libro frizzante, curioso, che fa fare anche qualche risata amara, ma che soprattutto fa pensare a quanto ormai la fantasia possa coincidere con la realtà.
A proposito, grazie a Davide a Pipì e a Rocco!
In ogni appuntamento suggerirò un libro che mi è piaciuto, interessato, incuriosito. Senza pretese, si intende. Ma si sa, molto spesso capita di aggirarsi furtivi da Feltrinelli e non sapere che cosa prendere anche se si ha veramente voglia di leggere un bel libro.
Ecco, qui vi riassumerò ogni settimana la rubrica... per tutti quelli che se la sono persa.
AMELIE NOTHOMB, ACIDO SOLFORICO.
Traduzione Monica Capuani. Guanda, 2008
"E' così l'eroismo, è per niente."
Amelie Nothomb, classe '67, è nata a Kobe in Giappone. Di nazionalità belga,ha seguito suo padre diplomatico in tutti i suoi spostamenti: Giappone, Stati Uniti, Cina,
Bangladesh, accumulando esperienze che l'hanno resa una dei personaggi letterari più interessanti della scena europea degli ultimi dieci anni. Con il suo sguardo disincantato, ben presente in tutta la sua florida bibliografia (scrive per sua scelta un libro all'anno) in Acido Solforico affronta un tema di stretta attualità, il reality show.Il reality che è intitolato Concentramento, suggerisce già dove la Nothomb vuole andare a parare. Rastrellamenti improvvisi per le strade di Parigi deportano persone di tutti i tipi in quella che è una fedele riproduzione di un lager nazista. Spogliati di tutti i propri averi, i nuovi "concorrenti" verranno chiamati soltanto con un numero tatutato sul loro braccio.
Chi risalta subito alle telecamere onnipresenti è Pannonique, una ragazza elegante e combattiva che non si arrende alle regole, anzi, utilizza il proprio ascendente su una degli improvvisati Kapò, Zdena, per cercare di scappare con i suoi compagni. Nel frattempo, fuori da Concentramento, giornalisti, opinionisti, non perdono occasione di scagliarsi contro il programma che raggiunge il picco del 100% di share proprio quando gli spettatori, attraverso il televoto, possono decidere chi eliminare- fisicamente- dei concorrenti .
Ciò che stupisce in questo romanzo è l'apparente non-sorpresa e non-scandalizzazione del lettore, ormai inserito in uno schema televisivo che sfocia sempre di più nell'assurdo. La Nothomb evita di descrivere le scene strazianti come le eliminazioni, le lascia sullo sfondo, non sviluppa le vite precedenti dei concorrenti, ma registra soltanto quello che accade dentro il lager. Questa scarna narrazione aiuta il lettore a entrare in questa realtà, quasi a digerirla, ed è qui che emerge tutta la cinica critica dell'autrice. Noi, come gli spettatori del reality, passivamente vedono l'assurdo diventare reale, senza scomodarsi più di tanto dalla poltrona. La Nothomb in questo libro da all'uomo tutte le armi per essere artefice del proprio e del dolore altrui. Gli opinionisti, gli spettatori, i kapò, ma anche gli stessi concorrenti non perdono occasione per dimostrare il loro cinismo e la loro pochezza morale.
Un libro frizzante, curioso, che fa fare anche qualche risata amara, ma che soprattutto fa pensare a quanto ormai la fantasia possa coincidere con la realtà.
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